Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia

Raccontare è restituire: “Musica distante”, di Emanuele Trevi (3)

Le sette virtù cristiane costituiscono lo spunto per un viaggio volto a restituire al lettore il significato perduto delle parole. In Musica distante, Emanuele Trevi compie il viaggio risalendo dalle parole al silenzio.

PRUDENZA. Trevi segnala la natura essenzialmente negativa della prudenza, giacché questa ci fa esistare e produce una rinuncia all’azione, dunque al lavorio del tempo. Trevi cita la tragedia Venezia salva, di Simone Weil, in cui il congiurato Jaffier, tradendo i propri compagni, riesce a sventare un complotto volto a consegnare Venezia alla Spagna. Il suo dramma consiste nel dover esercitare la virtù attraverso un gesto considerato delazione. Ma qui, chiarisce Trevi, ci è dato di vedere l’aspetto sublime, soprannaturale della prudenza. Jaffier si risveglia dal sogno dell’irrealtà:

«Quando vedo» dice nel II atto «questa città così bella, così potente e così calma, e penso che in una notte, noi, pochi uomini oscuri, ne saremo i signori, mi sembra di sognare». Ecco il grande tema di Venezia salva : la possibilità morale, concessa una sola volta nella vita, di scuotersi di dosso un’illusione, di lacerare il tessuto del sogno.

La prudenza come fuga dal tempo, luogo di pace a salvo dall’erosione degli avvenimenti è altresi ravvisabile, secondo Trevi, in opere come il Bartleby lo scrivano di Melville, paladino della non azione.

In nessun luogo della letteratura come in Bartleby lo scrivano l’economia della prudenza si rivela in tutta la misteriosa purezza del suo funzionamento: non sappiamo infatti nemmeno che cosa lo scrivano stia salvando, con il suo sacrificio, dalla totale e irreparabile rovina. Sappiamo solo che in lui, nella sua quiete assorta, qualcosa di incommensurbile e prezioso ha trovato un rifugio, eludendo la rapina del tempo.

Ma anche il quadro La stradina di Vermeer, con la sua quotidianeità serena e priva di sorprese, ci offre un esempio di sospensione del tempo pari a quello operato dalla fata buona ne La Belle au bois dormant di Charles Perrault. Qui dormono non solo la principessa e gli abitanti del castello ma anche il bosco e persino il fuoco. Secondo Trevi, questi luoghi divengono utopici in quanto esenti dalla “minaccia di morte annidata nel tempo.” Sono per l’appunto luoghi della prudenza, là dove il piede non si è ancora avventurato, dove non è stato mosso il passo che ci getterà nella ruota fatale degli accadimenti. Allo stesso modo, indugiare nella meraviglia sprigionata dalla semplicità delle cose appartiene alla prudenza. A questo proposito Trevi cita il Francesco Guicciardini dei Ricordi, sottolineando la laconica severità che tale meraviglia trasmette necessariamente al linguaggio.

«Quando io considero a quanti accidenti e pericoli di infirmità, di caso, di violenza, e in modi infiniti, è sottoposta la vita delluomo, quante cose bisogna concorrino nello stesso anno a volere che la ricolta sia buona, non è cosa di che io mi maravigli di più che vedere un uomo vecchio, un anno fertile.»

Conclude la riflessione sulla prudenza la Lettera di Lord Chandos di Hoffmannsthal, in cui dal linguaggio si giunge progressivamente al silenzio. Nella missiva a Francesco Bacone del 1603, Lord Chandos compie un atto di rinuncia nei confronti della scrittura e della letteratura. Eppure non vi è tristezza in questo processo, indica Trevi, ma piuttosto gioia.

Più che dolore, l’essere abbandonato dalle parole sembra l’indizio di un rapimento estatico, di un giubilo che promana dalla pura, misteriosa evidenza delle cose. «Un annaffiatoio -confida al celebre amico-, un erpice abbandonato nel campo, un cane al sole, un povero cimitero, uno storpio, una casetta di contadini, tutto ciò può diventare il vaso della mia rivelazione.»

La rinuncia a scrivere, conclude Trevi, “è la metafora di una vocazione autentica dell’arte, il conseguimento di un silenzio sottratto alla logica della caducità, allo spreco del divenire.” In questo modo si colma l’antica distanza tra le parole e le cose. Come nell’Eden adamitico preesistente alla parola, la prudenza si manifesta come “un nuovo patto d’alleanza tra anima e paesaggio, vicinanza al segreto splendore delle cose.”

(continua)

Leggi anche:

Raccontare è restituire: “Musica distante”, di Emanuele Trevi

Raccontare è restituire: “Musica distante”, di Emanuele Trevi (2)

Raccontare è restituire: “Musica distante”, di Emanuele Trevi (4)

Raccontare è restituire: “Musica distante”, di Emanuele Trevi (5)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Sito web creato con WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: