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Il diritto delle donne allo studio lo stabilisce nel ‘400 un’umanista: Laura Cereta

Laura Cereta (1469 – 1499), umanista bresciana, reclama per ogni donna il diritto, e il dovere, all’istruzione

Nonostante il silenzio a cui la letteratura prodotta da donne è stata a lungo relegata, la ricerca ha ampiamente illustrato l’esistenza nel ‘400 di umaniste i cui scritti circolavano negli ambienti colti, particolarmente in Italia, dove la presenza femminile nell’intellettualità dell’epoca si registra in modo quantitativamente superiore ad altri Paesi europei. Tra le figure di rilievo va annoverata quella della bresciana Laura Cereta (1469-1499).

Conoscitrice del latino grazie alla formazione ricevuta durante l’infanzia– cosa non infrequente per le fanciulle della sua classe sociale–, l’autrice lasciò una produzione letteraria consistente in un gran numero di epistole e un dialogo. Le sue opere, rimaste a lungo inedite (in base al precetto della virtù una donna doveva astenersi dal pronunciare discorsi in pubblico), furono pubblicate solo nel secolo XVII.

Il loro contenuto testimonia della vivacità del dibattito quattrocentesco sulla dignità umana e sullo studio come strumento di conoscenza. In particolare, nell’epistola XVIII Cereta rivendica le capacità intellettuali delle donne e fa un richiamo al loro diritto e, in un certo senso al dovere, all’istruzione.

L’epistola XVIII è rivolta a Bibolo Semproni. Cereta organizza il discorso seguendo il canone umanista dell’invettiva, che emula le Filippiche ciceroniane. L’autrice reagisce con sdegno alle osservazioni del suo interlocutore, secondo cui quale donne colte ed intellettualmente dotate come Cereta rappresentano un’eccezione. Era infatti opinione diffusa nel mondo umanista che la donna istruita fosse una rarità.

Più avanti l’autrice introduce uno degli argomenti portanti del suo discorso: l’esistenza di una tradizione di eccellenza nel pensiero femminile. Cereta associa questo pensiero a un’altra facoltà, quella della profezia: “Il filofoso vede con la mente”. Quindi, non contenta, chiama in causa Boccaccio. (continua)

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2 risposte a "Il diritto delle donne allo studio lo stabilisce nel ‘400 un’umanista: Laura Cereta"

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  1. Diritto che è quasi un dovere. Basti pensare alle parole di saggezza della nuova ministra italiana dell’Agricoltura Teresa Bellanova, la quale raccomanda caldamente ai giovani di studiare: “Più si sa, più si può.” Lei dovette cominciare a lavorare giovanissima e non poté andare oltre la terza media.

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