“Piccola osteria senza parole”, dove s’incontrano Nord e Sud

Nel romanzo Piccola osteria senza parole, Massimo Cuomo (Venezia 1974) avvicina i due poli della nostra Storia, il Nord e il Sud.

Con dialoghi freschi e tocco leggero, Massimo Cuomo (Venezia 1974) avvicina i due poli della nostra Storia, il Nord e il Sud: l’esistenza di un gruppo di frequentatori del Punto Gilda, un bar di provincia sul confine tra Veneto e Friuli, verrà alterata dall’arrivo di un maestro di scuola “terrone”.

Riportiamo qui una delle pagine in cui appare il Paroliere, il gioco che il maestro Salvatore Maria Tempesta porta con sé all’arrivo a Scovazze e che poco alla volta trasforma la vita degli abitanti del paese.

Tempesta solleva il Paroliere che ha davanti a sé. Lo stringe forte fra le dita in modo da tenere il coperchio trasparente saldo sulla base. Dopo un momento lo scuote vigorosamente. I dadi si staccano dalla loro sede e cominciano a vorticare nella scatola, sbattendo sulla superficie di plastica, producendo un frastuono di cicale in gabbia. Quando lo riporta sul tavolo si riassettano naturalmente sulla base, tranne alcuni che restano in bilico. Tempesta dà una scrollata leggera, orizzontale, per aiutarli a scivolare nel proprio vano, lasciando che il caso decida quale faccia mostrare di ciascun dado.
«Questo gioco si chiama Paroliere. Prima di ogni partita i dadi vanno mescolati così, in modo da avere sempre una base di lettere diverse».
Solleva il coperchio di plastica, sotto rimane un quadrato di sedici lettere una accanto all’altra.
«La seconda domanda: quell’occhio. Perché lo tieni sempre chiuso?».
Carnera fa un sospiro profondo.
«Mi pesa tenerlo aperto».

«Ti sei fatto vedere da un medico?».
«Una risposta alla volta» replica Carnera facendo un cenno col capo in direzione del Paroliere.
Tempesta ammicca.
«Il gioco consiste nel trovare le parole più lunghe, unendo le lettere fra loro, purché siano una vicina all’altra, in qualsiasi direzione».
«Tipo REMO» dice Carnera indicando le quattro lettere in verticale che formano la parola.
«Ti sei fatto vedere da un medico?».
«No».
«Esatto, tipo REMO. Ma le parole puoi formarle anche spostandoti sulla scacchiera in diagonale o in orizzontale. L’importante è che ogni lettera si trovi attaccata alla precedente e che non ripassi due volte sulla stessa lettera».
«Fammi un esempio».
«Che cos’hai in faccia che brilla?».
«Schegge. Della fabbrica di laminati».
«Cioè di giorno lavori nei campi e di notte in fabbrica?».
«Fammi un esempio».
«Per esempio REMORE. Che ottieni spostandoti su questa R a destra di REMO e poi su questa E qui in diagonale sotto alla R».
«E cosa sono le REMORE?».
«Prima la risposta».
«Sì, lavoro di giorno e di notte».
«Le REMORE sono gli indugi. Per esempio tu adesso non dovresti avere remore a spiegarmi quando cazzo dormi se lavori in continuazione».
«Mai. Sempre. Sotto l’occhio chiuso».
Tempesta sorride. Sente che questo Carnera comincia a piacergli. Forse proprio perché è tanto diverso da lui.
«Ma come mai? Come mai lavori di continuo?».
«Non so fare altro» risponde il gigante. Dopodiché sillaba NANO, allungando un dito su una zona diversa del Paroliere.
«NANO, esatto. Una parola di quattro lettere ti vale un punto. Per ogni lettera in più hai un punto in più. Le parole sopra le otto lettere valgono tutte undici punti. Chiaro?».
«Sì».
«Allora sei pronto per fare una partita» dice Tempesta.
Si alza, fruga in uno zaino sul letto. Appoggia sul tavolo dei fogli bianchi, un paio di matite, una piccola clessidra di plastica.
«Ogni partita dura tre minuti, un giro di clessidra. Devi scrivere più parole possibili. Alla fine cancelliamo quelle che abbiamo scritto uguali e le parole che restano sul foglio danno il punteggio di ciascuno. Vince naturalmente chi fa più punti. Capito tutto?».
Carnera annuisce. Tempesta allora gli allunga foglio e matita, rimette il coperchio al Paroliere, ripete l’operazione del mescolamento rumoroso, riappoggia il gioco al centro del tavolo.
«Un’ultima domanda, prima di cominciare» aggiunge poi.
«Cosa sono le nutrie?».

Tratto da Piccola osteria senza parole (Edizioni E/O 2015).

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