Amore e/o libertà? “Passione di famiglia” di Cristina Comencini

In Passione di famiglia, Cristina Comencini (Roma 1956) narra il rapporto tra Francesca, principessa napoletana caduta in disgrazia nell’Italia del primo ‘900, e Francesco, anche lui di Napoli, marchese e coniugato.

In Passione di famiglia, Cristina Comencini (Roma 1956) narra il rapporto tra Francesca, principessa napoletana caduta in disgrazia nell’Italia del primo ‘900, e Francesco, anche lui di Napoli, marchese e coniugato. Tra i due sorge una passione che li porta ad avere sei figli ad onta del fatto che Francesco non annullerà mai il precedente matrimonio e continuerà invece, fino alla fine, a mantenere la famiglia legittima. Ad evidenziare il carattere appassionato e contraddittorio del loro rapporto riportiamo qui un brano: siamo nella seconda parte del romanzo. Francesca, giovanissima all’epoca in cui ha conosciuto Francesco, è ormai una donna e madre adulta che ha appreso molte delle verità della vita.

-Per questo sei venuto a cercarmi dopo il funerale di mio padre?

Francesco si sedette sul letto dalla sua parte, elegante nel pigiama blu notte come in un vestito da sera. Ci pensò su tanto tempo che Francesca immaginò si fosse addormentato seduto. Senza guardarlo prese a spogliarsi. La risposta di lui le arrivò dopo un silenzio durato ventidue anni.

-A teatro, la prima volta che ti ho vista con tua sorella, mi dissero che eravate rovinate. Tuo padre si era giocato tutto a carte. Sorridevi a tutti e a nessuno. Non sapevi nulla.

-Per questo sei venuto a cercarmi? Perché ti facevo pena?

-Eri libera e non lo sapevi. Potevi cambiare la tua vita da un giorno all’altro. Io non ho mai potuto essere diverso da come mi hanno cresciuto. Non ho mai sopportato l’idea che tu potessi essere libera e io no. Per questo non ti ho mai lasciato definitivamente.

Francesca ricordò, come in un sentimento arcaico, il dolore di quando lui l’abbandonava con un nuovo figlio pronto a nascere, in una casa nuova già vecchia per lui. Con quel dolore aveva convissuto ventidue anni. Con la gelosia, la furia omicida, la felicità spezzata ogni volta dal pensiero di lui libero, senza figli, in gro con altre donne.

Avevano provato tutta la vita lo stesso sentimento: la paura della libertà dell’altro. Si erano amati per questo, per non lasciarsi liberi.

Le venne da ridere, tanto le parve assurda quella commedia tra loro costata figli, dolori, tradimenti. Non avrebbe mai potuto riderne con le figlie. Loro dovevano idealizzare l’amore che le aveva fatte nascere. Era sola con quel segreto. Prima di rispondergli, pensò vagamente che forse ogni amore, non solo il loro, nascondeva lo stesso segreto indicibile.

-Io sono libera, Francesco, per mia fortuna non mi hai mai sposato.

Lo provocò nel sentimento che lui le aveva appena rivelato. E la provocazione funzionò come il meccanismo di un giocattolo. Francesco si alzò come una furia. Le urlò, abbracciandola, che lei voleva vederlo morto, che era la sua rovina, che l’amava. L’abbracciò con la stessa rabbia con cui avrebbe voluto schiaffeggiarla. Tutto si svolse nel rituale di una vita. Ma era la prima volta che Francesca se ne accorgeva. Per la prima volta guardava svolgersi la loro passione senza provarla. Nel cuore le era entrata la malinconia.

Tratto da Passione di famiglia di Cristina Comenicini (Feltrinelli 1994, , 3a ed. 2004).

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